14 luglio: le mie critiche considerazioni
Lo dico subito: sparo a zero. Lo sciopero dei blogger indetto il 14 luglio ha avuto successo in Rete (1.600 iscritti!), ma molto meno in piazza Navona. C’erano 200 persone. Ora mettiamo da parte i supporter di Di Pietro, quelli di Sinistra e Libertà, quelli di “Per il Bene Comune”, gli amici degli organizzatori, qualche curioso che si è fermato mentre passeggiava, alla fine chi ci rimane? Dove erano gli utenti della Rete che hanno risposto all’appello per il “sit in” in piazza? Io ho contato solo due blogger puri (nel senso che non erano giornalisti). E il resto? Dov’erano i tantissimi blogger - oltre 1.200! - che avevano aderito a Diritto alla Rete? Dov’erano i 286 partecipanti su Facebook che avevano confermato la loro presenza in piazza? In pratica, fantasmi. Ecco la prima considerazione critica: il popolo della Rete è bravo e veloce quando si tratta di mandare una mail e aderire, ma nel concreto non muove le chiappe per un diritto fondamentale che questa Casta Politica vuole limitare: cioè la libertà di espressione col cappio al collo di multe da migliaia di euro. Il solito atteggiamento italiano: brontolo ma voglio farlo comodo, protesto ma sul divano. Forse ci sfugge una cosa: questo governo – questo in particolare – non gliene frega una mazza dei diritti fondamentali di chi usa la Rete. Ha un solo obiettivo: mettere il bavaglio ai blog che hanno i grandi numeri. E facendolo, nella rete legislativa tira dentro anche i pesci piccoli. Parliamoci chiaro: il DDL Alfano e “l’obbligo di rettifica” è un missile ai blog più letti. Dietro questi blog spesso ci sono giornalisti navigati. Per carità: il loro apporto è importante (Luca Sofri, Marco Travaglio, Alessandro Gilioli, Luca De Biase, solo per citarne alcuni…), ma sono pur sempre giornalisti. Hanno un lavoro e uno stipendio. Il blogger “puro” – cioè uno che fa solo questo - nella “top ten” annovera solo Massimo Mantellini (che pure collabora con testate giornalistiche). Poi c’è Grillo che da molto fastidio alla Casta, ma è un comico. E guadagna bene anche lui. Prendiamo, invece, il caso di Claudio Messora di Byoblu.com: non è un giornalista, fa informazione tosta, ha un pubblico notevole, fa sacrifici per mandare in onda i suoi video, non ha uno stipendio. Di recente ha ricevuto la prima vera richiesta di rettifica al suo blog da parte di uno studio legale: mi ha confessato che se il DDL Alfano fosse già legge, avrebbe chiuso perché non se la può permettere una multa da 13mila euro. Ecco, sono questi blog che “l’obbligo di rettifica” farà fuori in un attimo se a settembre il DDL diventerà legge. Oppure: il blog di Damiano Zito, un giovane ragazzo calabrese di 22 anni: se volesse scrivere delle nefandezze della sua terra e dei comuni calabresi, con una multa salata chiuderebbe il blog da un giorno all’altro e forse non ce la farebbe neppure a saldare l’ammenda. Dunque, lo sciopero dei blogger – almeno nelle mie intenzioni - non voleva difendere prima di tutto i giornalisti-blogger, ma soprattutto i blogger puri, gli utenti delle piattaforme di condivisione, i siti di videosharing come You Tube, le migliaia di voci dal basso. Questo obiettivo, per ora, è fallito. Nel senso che – la protesta in Rete e in piazza – non ha dato seguito a nessuna azione concreta in sede parlamentare, orientata a stralciare l’articolo “ammazza-internet”. Ci sono state disponibilità di alcuni deputati, ma voglio vedere se le metteranno nero su bianco. Infine non condivido il pensiero di Luca De Biase, il bravo giornalista in quota Sole 24 Ore. Lui dice: una volta va bene, ma basta con i silenzi in rete, gli scioperi, le manifestazioni. Bisogna invece scrivere. Sai quanto gliene ne frega alla Casta – di destra e di sinistra – del nostro scrivere in Rete? Zero. Il bla bla non smuoverà di una virgola il loro piano di legiferare sulla Internet italiana a danno degli utenti. Quello che temono questi signori – invece – sono le battaglie virali che fanno notizia, le idee mediatiche, e ciò per la logica perversa della politca spettacolo a cui siamo abituati in questo Paese. Mentre non scriviamo – caro Luca – questi vanno avanti e approvano leggi, senza pensare neppure per un attimo di confrontarsi con il popolo della Rete. Quindi, a mio avviso, accanto alla scrittura va affiancata la creatività della lotta mediatica. Come ad esempio questo video su You Tube di Giovanni De Paola. Per quanto mi riguarda proseguo in questa direzione. Rispondo ai commenti. 1. chiaramente non mi riferisco ai blogger che vivono a Milano o Palermo (comunque Anna N. è venuta da Milano in treno, tre ragazzi da Ferrara). Penso sopratutto a quelli che vivono a postano da Roma e dintorni, oppure a quei 280 from Facebook che avevano letto chiaramente che l'evento era a Roma. Dico: almeno 100 appassionati della rete! Dov'erano? 2. E' vero: in origine pensavamo a un gruppo di 100 persone per il "sit in" in piazza NAvona e infatti nella richiesta alla Questura abbiamo scritto "100". Poi le adesioni, le mail, le telefonate di persone e associazioni che sarebbero venute hanno fatto pensare che avremmo ampiamente superato il numero. Così siamo andati rapidamente in Questura e abbiamo corretto: "500 persone". Invece...
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