Stiamo diventando una società che non vive più gli eventi, ma li filma. Tra l’esperienza e il soggetto c’è sempre un medium. Uno schermo. Un filtro. Siamo impegnati a fissare la nostra attenzione sulla piccola videocamera, sul cellulare che registra, la macchina fotografica che riprende. Non siamo più focalizzati sull’evento, così, semplicemente. E cambia molto. Quando filmiamo, siamo distaccati dall’evento. Siamo concentrati sull’azione del filmare, attenti a non muovere troppo la mano, oppure zoomare e riprendere il dettaglio.
Guardate la foto sopra. E’ piazza del Plebiscito, a Napoli, a Capodano.
Guardate quante luci azzurre ci sono tra la folla.
Sono piccoli schermi che filmano.
E’ una pessima abitudine. Ecco un esempio evidente di videodipendenza in agguato.
Dallo schermo che filma passeremo allo schermo che scarica, elabora, carica e condivide sulle varie piattaforme.
Io preferisco guardare una foglia mentre una goccia cade.


E questo dimostra come la dipendenza dalla televisione e dall’immagine abbia creato una società di ritardati mentali. Fra qualche anno chi saprà leggere un libro sarà considerato un genio.